Da ‘Poeti del Parco’

Feste e Fiere



Carnevalone. Festa mascherata di mezza quaresima. Si costruiva un grosso pupazzo di cartapesta in piazza dei Leoni e a sera, dopo le sfilate dei gruppi mascherati e dei carri allegorici, gli si dava fuoco.

Tra le feste principali, quella di Sant’Antonio abate è la più sentita da tutta la popolazione. È una settimana di festeggiamenti in onore del santo protettore degli animali e comincia il sabato subito dopo la ricorrenza vera e propria (il 17 gennaio) con una processione che parte dalla casa del Vecchio Signore, che ha custodito per un anno la statuetta d’oro raffigurante il santo, fino al Duomo per poi fare il percorso a ritroso. La mattina seguente alcuni colpi di mortaio segnano l’avvio della festa della domenica quando il Signore fa il giro dell’ospedale e di tutte le chiese cittadine con la statuetta in mano e su una carrozza accompagnato da un corteo di fantini e cavalli addobbati per la festa con fiori di carta colorati. Questa è la Cavalcata che fa il giro delle principali vie cittadine e i fantini coprono le loro teste con un cappello di colore nero che ogni volta al grido di Evviva Sant’Antognu agitano in aria in segno di festa. Il Duomo accoglie la funzione principale ed il portale e la navata centrale sono decorati per l’occasione. Dopo aver compiuto il giro delle chiese della città il Signore, tutti i fantini, la Pia Unione, l’associazione che si occupa della gestione della festa e gli accordi con il Comune, e la banda Eretina vanno a pranzo insieme sempre a spese del Signore della Festa. La festa ricomincia nel pomeriggio quando la statuetta è di nuovo portata al Duomo per il passaggio di consegna dal Vecchio al Nuovo Signore, che la prende in consegna e promette di conservarla per tutto l’anno seguente e di esporla alla popolazione nella propria casa. Quando la statua esce dal Duomo, i cappelli che alla Cavalcata erano neri, vengono girati e diventano di colore rosso, segno che sta per cominciare la Torciata. La statua viene portata in processione per le vie della città fino alla casa del Nuovo Signore. La caratteristica della Torciata sta nel vivere l’evento, in quanto molto sentito dalla popolazione che accompagna il santo con canti in dialetto monterotondese e le classiche cupelle, fiaschi di vino che dissetano i Torciari. Quando il santo, che in genere segue la processione, entra a casa, il Signore bussa alla porta della sua casa, e la moglie da dentro chiede “Chi è?”, e il marito risponde: “è Sant’Antonio” e si aprono le porte della casa in cui il santo rimarrà per un anno intero a disposizione della popolazione. La festa prosegue per un’altra settimana ma non per la città ma all’interno della Pia Unione, che organizza pranzi a base di prodotti tipici locali. Fino agli anni ’80 esisteva anche Il Palio di Sant’Antonio in cui partecipavano tutti i rioni della città con i loro stemmi e simboli.

Detti e acclamazioni della Festa di Sant’Antonio Abate

Monterotondo. Oggi Festa di Sant’Antonio Abate è bello riportare i detti sulla giornata e le acclamazioni gridate nei suoi vari momenti. Cadendo la Festa liturgica il 17 gennaio si dice: La Pifanìa tutte le Feste porta via, po’ viè Sant’Antognittu e ne porta n’atru sacchittu. Dato il periodo poi si afferma: Sant’Antogno barba bianca o la neve o la fanga. Durante la cavalcata della mattina e la torciata della sera si gridano delle frasi propiziatorie e di lode al Santo. Il contesto cronologico della Festa (a ridosso di altre festività ab antico legate alla fertilità e al risveglio primaverile) e alcune azioni compiute durante la torciata fanno ascrivere tali acclamazioni a frasi propiziatorie per la fertilità e vigorìa sessuale degli animali e degli umani. Pe’ Sant’Antognittu nostru bellu gajardo e tostu: Evviva Sant’Antogno!. Di tanto in tanto risuona durante la cavalcata e la torciata: E n’atra vota tutti quanti ’nzeme: Evviva Sant’Antogno! In particolare c’è da notare che durante la torciata che porta la statuina del Santo a casa del Nuovo Signore (colui che lo avrà per l’anno in corso) i torciaroli indossano il copricapo tipico della Festa – di velluto nero – al rovescio, mostrandone la fodera rossa. Questo si ritiene tradizionalmente un gesto di rivendicazione e ribellione dei vignaroli verso i ‘Padroni’ e le autorità ecclesiastiche. Io penso che qui vi sia anche un indizio di arcaiche valenze falliche. Ciò è rafforzato dai gesti dei partecipanti alla ‘torciara’ (dialetto) che di tanto in tanto formano dei capannelli, abbassano fino a terra le torce accese unendole in un solo punto e poi alzandole in alto gridano: E che ce n’eramo scordati? e n’atra vorta sola sola: Evviva Sant’Antogno!” o le altre citate. Oltre a queste espressioni ‘canoniche’ durante la torciata ne risuonano altre estemporanee. Specchio dei tempi esse variano sempre e sono per lo più legate alla quotidianità e ai luoghi ove si sta passando. Così le frasi divengono più esplicite e colorite, complice anche il vino bevuto dalle ‘cupellette’: invettive e bestemmie rivolte al Santo che non concede vino e frutti della terra sufficienti Sant’Antogno dacce lu vinu; preghiere per la virilità: Sant’Antognittu nostru faccelo tostu!; e varie imprecazioni contro le gerarchie ecclesiastiche le quali, specialmente nel passato, non vedevano tanto di buon occhio tali ‘manifestazioni’ di religiosità popolare. La ‘spiegazione’ – anch’essa popolare – per tale avversione alla torciata della Festa è che si riteneva Sant’Antonio avesse espresso il desiderio che i preti fossero ‘castrati’!

Pubblicato da Filius Lunae   Gennaio 2011   festa-di-santantonio-abate.html (si tratta di Domenico Perri)

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